Visite alle "Buche del Beato"

Si tratta del secondo appuntamento con gli Appuntamenti tra Arte e Storia, visite e conferenze di interesse strorico – artistico organizzate dalla Società Storica Poliziana, dal Coordinamento Associazioni Poliziane e dal Circolo AICS di Montepulciano con il patrocinio del Comune.

Domenica 25 marzo alle 9,30 del mattino presso il tempio di San Biagio a Montepulciano, tempo permettendo (se dovesse piovere la visita verrà spostata a Domenica 1 aprile sempre alle 9,30) ci sarà il ritrovo per la visita guidata alle cosiddette “buche del beato”, che si trovano in una valle piccola e suggestiva tra i territori comunali di Pienza e Montepulciano, vicino a Monticchiello.

Si tratta del secondo appuntamento con gli Appuntamenti tra Arte e Storia, visite e conferenze di interesse strorico – artistico organizzate dalla Società Storica Poliziana, dal Coordinamento Associazioni Poliziane e dal Circolo AICS di Montepulciano con il patrocinio del Comune.

 

Leggenda e realtà

Il corpo del beato Giovanni Benincasa si trova presso la Chiesa dei Santi Leonardo e Cristoforo a Monticchiello. Cugino di S. Caterina da Siena, visse tra la fine del ‘300 ed i primi del ‘400. Nacque a Montepulciano e vestì l’abito dell’Ordine dei Servi di Maria. Dopo varie vicende si ritirò in una grotta posta lungo il torrente Tresa, vicino al paese di Monticchiello, vivendo da eremita per 20 anni in preghiera e privazioni. Morì il 9 maggio 1426, dopo una vita durissima: pane, frutta, erbe, acqua del torrente, il suo cibo, spesso donato dalla gente del luogo che il Beato ricambiava con semplici lavori, oggetti fatti a mano aveva una roccia per letto ed una pietra per cuscino. Si narra che un giorno mentre a cavallo percorreva la zona, fu assalito dal diavolo e per fuggirlo il cavallo fece un grande salto ricadendo sulle rocce del torrente, lasciandovi le impronte che ancora oggi si osservano. Alla sua morte i Padri Serviti di Montepulciano vennero a prendere la salma del Beato per tumularla nel loro Convento. Ma i Monticchiellesi si opposero. Fu così deciso di utilizzare una specie di “giudizio di Dio": issato il feretro su un carro tirato da vitelli, fu lasciata alle bestie la scelta della direzione. I buoi si diressero verso Monticchiello fermandosi davanti all'antica chiesa di San Martino.

 

Dal punto di vista naturalistico le Buche, o grotte si sviluppano in lunghezza e profondità nelle rocce calcaree presenti lungo il corso del torrente Tresa, formando ambienti di diversa ampiezza collegati da cunicoli piuttosto stretti. Complessivamente si estendono per una superficie di circa 0.5 kmq.

Proprio in queste cavità visse il Beato Benincasa, protetto dall’aspra natura dei luoghi. La sua presenza è testimoniata da una croce in ferro posta di fronte ad una delle aperture delle grotte lungo il corso d’acqua.

L’origine delle grotte deriva da moderati fenomeni di carsismo ed in parte dai fenomeni erosivi dovuti alle acque “selvagge” del torrente che nel tempo hanno dato luogo a forre, canali, condotti e pozzi, depressioni, una sorta di marmitte che si formano per l’erosione dovuta al passaggio violento di acqua mista a frammenti di roccia che erodono le rocce del fondo. Si hanno così salti dovuti ai dislivelli e variazioni frequenti nel percorso. Le rocce presenti risalgono al Mesozoico e più precisamente al Lias (100 m.a.). Topograficamente sono situate a 425 m slm. Lo sperone roccioso sul quale si sviluppano ha una altezza di 30/40 metri. 

Vi sono due aperture poste a quote diverse rispetto al greto della Tresa.

Vi si può accedere da Monticchiello, risalendo il corso del torrente transitando per Fontebernardi in direzione del Vallone, oppure da Poggiano (Montepulciano), scendendo dal podere Le Costarelle.

(rif.ti Carta topografica d’Italia IGM 1:25.000, Foglio 121, II quadrante, tavoletta SO, di Monticchiello; coordinate: 43°04’37’’ N e 0°43’03’’ W da M.Mario).

Le grotte, meglio conosciute come Buche del Beato, sono formate da una serie di camere: i loro nomi derivano dai ritrovamenti e dalla presenza delle forme osservate. Si hanno:

la sala del Trono, per la particolare disposizione delle stalagmiti; la sala del lago fossile, cavità dove si raccoglie l’acqua in una depressione.

Nella sala degli Scavi sono stati ritrovati reperti archeologici; frammenti di ceramica lineare con vari motivi decorativi insieme con elementi dell'industria ossea dell'età neolitica, oltre a numerosi frammenti dell'età dei metalli. Sono state rinvenute anche alcune monete romane e resti di ceramica medievale. Scavi e studi effettuati dopo vari tentativi clandestini, dalla Sovrintendenza di Firenze.
Queste grotte vengono messe in relazione dagli studiosi con quella dell’Orso di Sarteano per l’analogia di alcuni ritrovamenti, affine culturalmente anche a quelle di Pienza.

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