Nuovo libro di Franco Romani

Uscito il nuovo volume di Franco Romani \"E la pioggia che va e ritorna il sereno\". Cronache poliziane degli anni \'70

Sabato 29 dicembre al palazzo Comunale si è tenuta la presentazione del nuovo libro di Franco Romani "E la pioggia che va e ritorna il sereno". Quei fantastici anni 60. Cronache poliziane degli anni '70,


È inutile nasconderlo, quello di guardarsi indietro è un gioco che appassiona tantissime persone. Certo, guardarsi indietro andando avanti, avere sempre una meta, un obbiettivo da raggiungere. La nostalgia, che potremmo dare l’impressione di avere, è solo apparente, e il fatto che ci proponiamo di presentare fatti del passato è finalizzato ad una necessaria analisi di quello che si era o di quello che si è. Non è essenziale condividere tutto ciò che è avvenuto solo perchè ce lo ricordiamo. Essere coerenti non significa  mantenere la stessa linea di vita. Anzi, la coerenza è comportarsi in modo adeguato a quello che in quel momento è il tuo pensiero. Questo è ciò che, insieme al divertimento, mi spinge a ricordare tratti della mia fanciullezza e della vita di un gruppo di ragazzi, che poi in verità  è anche la vita di molti altri.
Molta vivacità e fantasia, in una generazione concepita nell’immediato dopo guerra, si manifesta in tutti gli eventi della vita quotidiana.
Lo sport diventa fenomeno di massa, la scolarizzazione coinvolge la maggior parte degli strati sociali, con tutti i distinguo determinati da una cultura conservatrice e borghese, che vorrebbe il figlio del contadino e dell’operaio destinato ai mestieri dei padri.
L’arte, la letteratura ed in particolare la musica, determinano ampi sconvolgimenti e concorrono ad accentuare l’inquietudine dei giovani, un’inquietudine che forse, negli ultimi cento anni, non si era mai manifestata in modo così forte. È grazie anche alla musica e alle canzoni, non solo intese come svago, che si rinnovano le convinzioni, un tempo in parte patrimonio di sensibilità religiose e successivamente parole d’ordine della politica dei giovani del ’68. Presa di coscienza verso i problemi del sociale: l’uguaglianza delle donne, dei diversi e delle razze; i problemi relativi alle libertà sessuali; la gestione e l’utopia del potere alle masse.
Il Sessantotto si presenta, nel suo aspetto più profondo, come una “Rivoluzione culturale”, che ha inciso sul costume e sui comportamenti sociali molto più che sulla politica. Certamente il desiderio di un mondo nuovo, ossia l'aspetto utopico della contestazione, è stato poi sepolto insieme alle vittime degli anni di piombo, e si è capovolto nella tragica disperazione di chi più intensamente ha creduto nei miti dell'ideologia e li ha visti dissolversi.
                         
                              FRANCO ROMANI

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