POLLICINO 1980-2010

Mostra a cura di Paolo Barcucci
Foto di Paolo Barcucci e Giorgio Pratellesi
Palazzo Ricci 17 luglio - 8 agosto 2010

Trent’anni fa... si fotografava con poveri mezzi, utilizzando
pellicole improbabili trattate in camere oscure arrangiate.
Eppure è stata una grande fortuna perché, come tanti altri:
bambini, ragazzi, giovani e persone mature, sono stato coin-
volto in quella bellissima avventura che furono i primi anni
del Cantiere Internazionale d’Arte. Sono stato chiamato,
benché avessi alle spalle un’esperienza ancora modesta, a
lavorare per la realizzazione delle foto di scena e, dal 1979,
alla creazione editoriale del Catalogo. Entrambe le attività
erano difficili e faticose, si lavorava con tempi serrati, scat-
tavo le foto la sera e passavo la notte tra sviluppo e stampa
in modo da avere le foto pronte per i giorna-listi al mattino
presto. Per un ragazzo di vent’anni era una grandissima
soddisfazione vedere pubblicate le proprie foto nei quotidiani
e nei periodici tedeschi che dedicavano grande attenzione e
importanti spazi al nostro Cantiere.
Il 1980, a mio avviso, fu un anno particolarmente felice,
a partire dal titolo Il risveglio della Primavera, che era
simboleggiato con grande efficacia da un quadro di Dario
Cecchi che fu utilizzato come imma-gine di quella edizione,
un ragazzo che volava felice, con vesti seicentesche, in un
cielo di primavera.
Pollicino è stato un vero e proprio miracolo artistico,
un’opera in prima mondiale scritta da un grande com-
positore al culmine della carriera, ideata e realizzata con
interpreti non professionisti, con scene e costumi apposita-
mente creati con materiali riciclati quando il concetto di “riu-
so” era ancora completamente sconosciuto. Ricordo bene il
giorno del febbraio 1979 in cui cominciò questa incredibile
esperienza, a Montepulciano nevicava quando vidi arrivare,
coperto da un cappotto rimediato all’ultimo minuto, Gaston
Fourner Facio che veniva da noi per organizzare il “Concen-
tus Politianus”, l’orchestra di ragazzi che avrebbe dovuto es-
eguire l’opera, successivamente arrivò Peter Locke che, con
enorme pazienza e dedizione, riuscì a preparare tante voci
ancora acerbe al canto di un’opera così difficile. Dopo di loro
arrivarono altri grandi artisti: il direttore Jan Latham-Koenig,
ancora giovanissimo ma già avviato ad una brillante car-
riera, il geniale scenografo Peter Nagel, il simpatico regista
Willy Decker, il drammaturgo Giuseppe di Leva, autore del
libretto, che avevamo già conosciuto in occasione del primo
Cantiere. Non possiamo dimenticare i musicisti che vennero
da tutto il mondo a rinforzare gli organici del nuovissimo
“Concentus”: il violinista Helge Slaatto, il chitarrista Reinbert
Evers, la flautista Hanna Schüly, con loro Anna Maria Mos-
chetta, Matteo Helfer, Cristiano Rossi e Laura Monna. Ma
sopra tutti vegliava, vigilava, assisteva, consigliava, talvolta
arrabbiandosi, il grande Hans Werner Henze. A trent’anni
di distanza, guardando le foto di allora, possiamo renderci
conto della grandissima qualità e attualità di quel lavoro, non
dobbiamo, però, farci prendere dalla nostalgia o lamentarci
della irripetibilità di quei giorni. Dobbiamo invece conservare
il ricordo per trarne stimoli nuovi e positivi impulsi che ci
spingano ad alimentare la fiamma della creatività. Spero,
con queste immagini che ho conservato con cura negli anni,
di aver contribuito a questo nobile scopo.
Paolo Barcucci


La prima volta che nella mia vita ho sentito il nome di Mon-
tepulciano è stata in occasione di un servizio della radio te-
desca che parlava della preparazione del 5° Cantiere e della
prima assoluta del Pollicino. Ero pronto di prendere il mio
contrabbasso per fare una pellegrinaggio verso la Toscana
per partecipare al progetto affascinante di Hans Werner
Henze. Purtroppo i vari esami del liceo mi hanno tenuto a
casa. Non ho mai dimenticato l’opportunità che ho perduto!
Detlev Glanert

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