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Domenica 24 ottobre alle 16, presso la sede della Biblioteca Archivio Comunale “Piero Calamandrei”, via Ricci 6, si terrà una Tavola rotonda sull’uso moderno dell’acqua; seguirà la presentazione della prima parte di una esposizione documentaria sulla storia degli acquedotti di Montepulciano, dedicata ai lavori del 1894. L’esposizione, inserita ufficialmente nel quadro delle celebrazioni per il 150° dell’unità d’Italia, rimarrà aperta fino alla primavera del 2011. L’esposizione presenta anche una curiosità: un componimento poetico di Piero Calamandrei, databile agli inizi del ‘900, intitolato “Lode all’acqua”.

Nel 1894 Montepulciano ebbe, per la prima volta nella sua storia (per quel che se ne sa) un acquedotto che consentì ai cittadini di disporre di acqua potabile di buona qualità, proveniente da sorgenti nel territorio di Sarteano, in misura sufficiente e soprattutto non legata alle piogge. L’opera pubblica, finanziata dal Comune e costata poco più di 200.000 lire d’allora,  fu di tale importanza all’epoca che fu festeggiata con grandi cerimonie e con la costruzione di una imponente fontana in Piazza Grande, poi smantellata (quel che ne resta – un obelisco e quattro leoni araldici in travertino – è stato rimontato come monumento ai Giardini di Poggiofanti). Oggi, in un momento in cui sia per la variazione climatica in corso, sia per l’enorme aumento del consumo nei paesi cosiddetti industrializzati, la disponibilità dell’acqua pro-capite comincia a farsi incerta, ci si può di nuovo rendere conto della rivoluzione che a quei tempi costituì l’evento. Indispensabile alla vita, era disponibile in una cittadina in cima a un monte come Montepulciano, solo attraverso cisterne di raccolta delle piogge, dove il prezioso liquido rimaneva conservato senza rinnovarsi per lunghi mesi, soprattutto d’estate, con gravi rischi di inquinamento e di esaurimento. La gestione delle cisterne era talmente importante che le Contrade, suddivisioni amministrative del centro, ne facevano il cardine della loro disponibilità finanziaria, conservandole e restaurandole, ma anche vendendone il contenuto.

Come si vede una gestione difficile, costosa e pericolosa per la salute pubblica. Per questo la costruzione dell’acquedotto fu un grande evento, e motivo di orgoglio per la classe dirigente locale che senz’altro la vide come una prova tangibile delle possibilità del nuovo mondo, nato dal Risorgimento. E per questo oggi la rievocazione di quell’evento non può disgiungersi da una riflessione sull’uso dell’acqua nel mondo contemporaneo, sui suoi rischi, sugli sprechi, sulla sua reale disponibilità.

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