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Domenica 26 dicembre, ore 21.30, il classico della tradizione toscana
Si rinnova a Montepulciano lÂ’appuntamento di Santo Stefano
Orchestra, corpo di ballo e le voci guidate da Silvia Felisetti

A grande richiesta, si rinnova per Santo Stefano l’appuntamento con l’operetta. Domenica 26 dicembre, ore 21.30, il Teatro Poliziano ospita infatti un titolo celeberrimo della tradizione italiana: "L'acqua cheta". La stagione teatrale di Montepulciano propone quindi uno spettacolo legato alla passione popolare.


 


La rappresentazione guidata da Silvia Felisetti garantisce l’enfasi spettacolare e visiva del folclore toscano, a partire dalla festa paesana della "Rificolona". L'orchestrazione puntuale di Giuseppe Pietri, l’esecuzione musicale dell’orchestra “Cantieri d’Arte” e il corpo di ballo “Accademia” mettono in luce un cast di cantanti esperti e disinvolti.


 


Ambientata nelle campagne, la trama si concentra su una famiglia borghese. Ulisse è un vetturino che vive con la moglie Rosa e le due figlie, Ida e Anita: la prima (l'acqua cheta) sembra più seria e virtuosa, l’altra è più sbarazzina e frequenta il falegname Cecco. Un tale Alfredo invece si presenta come giornalista, ma è in realtà l'amante segreto di Ida. Con un piano già stabilito, sono proprio Ida e Alfredo a fuggire di nascosto. Ma i furtivi innamorati torneranno a casa, perdonati dei genitori. Ida potrà così sposare il suo Alfredo e Anita convolare a giuste nozze con il meritevole Cecco.


 


Scritta nel 1920 da Augusto Novelli e Giuseppe Pietri, “L’acqua cheta” è stata definita come una nuova forma di musical all’italiana. Un lavoro di intatta modernità che sa raccontare in musica gli episodi e le sorprese della vita quotidiana. Sono proprio le piccanti curiosità di tutti i giorni che accendono le discussioni più frequenti della gente.


 


Il vernacolo toscano caratterizza il linguaggio dei personaggi, così da accentuare l’ironia delle scene più animate. Un’operetta che scommette sul divertimento e sul coinvolgimento emotivo del pubblico: si tratta di un genere che vive una seconda giovinezza, grazie allo sfarzo della cornice scenica e al gusto per la parodia; ma quel che caratterizza l’operetta è la vivacità musicale, l'immediata godibilità e, soprattutto, l'aspetto coreografico: sono proprio le danze ad esercitare sugli spettatori un interesse quasi ossessivo.


 


 


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