Carnevale poliziano

Si comincia domenica 22 Febbraio 2004 con la sfilata dei carri allegorici per le vie del paese e il veglioncino per i bambini al Teatro Poliziano per poi culminare martedì 24 Febbraio con la sfilata dei carri allegorici per le vie del paese e la lettura del \"testamento\" in Piazza Grende

Carnevale 2004

Si comincia domenica 22 Febbraio 2004 alle 15:00 con la sfilata dei carri allegorici
per le vie del paese e il veglioncino per i bambini al Teatro Poliziano (dalle 16:45)
per
poi culminare martedì 24 Febbraio con la sfilata dei carri allegorici per le vie del
paese (dalle 15.00) e la lettura del "testamento" in Piazza Grende


La parola carnevale deriva dal volgare e significa letteralmente "carne levare",
riguardo
al fatto che con il carnevale si indicano i festeggiamenti che precedono l'inizio della
Quaresima, dopo i quali è vietato mangiare carne. Il primo giorno di Carnevale, fissato
tenendo conto delle regole ecclesiastiche, può essere il 1° o il 17 gennaio oppure il 2
febbraio (festa della Candelora) e si protrae fino al mercoledì delle Ceneri. Come la
maggior parte delle feste popolari anche il carnevale è di origine contadina, e risale
ai
riti tradizionali della stagione invernale quando alla metà di febbraio moriva l'inverno
e si avvicinava la primavera. L'esplosione di gioia e l'uso della maschera, la quale
rendeva l’uomo simile agli altri animali, avevano la funzione da un lato di allontanare
gli spiriti malefici e dall’altro di propiziare buoni raccolti e abbondanza.


Gli antichi romani si abbandonavano a festeggiamenti, che richiamano il carnevale
odierno, durante i "Saturnali", feste dedicate appunto al dio Saturno che iniziavano il
17 dicembre e si protraevano per sette giorni con festeggiamenti di vario genere,
durante
i quali tutto era consentito, in particolare lo scambio dei ruoli; pare addirittura che
gli schiavi venissero serviti dai padroni, potendosi concedere anche qualche libertà! In
Italia il carnevale è stato sontuosamente celebrato per secoli, anche se negli ultimi
tempi ha perso il proprio smalto, soppiantato da feste di maggiore risonanza importate
dalla sempre più presente america. Tuttavia ancora oggi sono visibili alcuni tratti di
questa antica festa popolare, soprattutto nella lussuosa festa mascherata di Venezia o
nel toscano carnevale viareggino.


Al Carnevale sono legate alcune maschere tipiche, che ricalcano e prendono in giro vizi
e
difetti degli abitanti delle varie regioni. Tra le più famose ricordiamo Pulcinella,
maschera napoletana per eccellenza, con le gobbe sotto alla veste bianca ed una
mascherina nera con un prospiciente naso adunco; Pulcinella è un contadino poverissimo,
che non avendo voglia di lavorare, impiega tempo ed energie per trovare in modo
ingegnoso
la possibilità di mangiare. Arlecchino, veneziano vestito con un tipico costume a rombi
multicolori, è servo loquace e apparentemente sciocco, ma in realtà è furbo e
malandrino!
Un altro famoso veneziano è Pantalone, vecchio mercante tedioso ed avaro, che non
disdegna le avventure galanti; oppure il dotto Balanzone, rappresentante della
caricatura
tipica bolognese, saccente e pettegolo.


Inoltre, ogni regione vanta ricette gastronomiche particolari e secolari, ma è
soprattutto nel “dolce” che si nota una singolare voglia di evasione e di trasgressione;
non a caso le ricette caratteristiche, seppur con varianti, vedono al primo posto i
dolci
fritti. Un proverbio recita che “fritta è buona anche l’aria”, ma è certamente lo
zucchero caramellato e dorato dall’olio ad alta temperatura a trasformare anche il più
semplice impasto in qualcosa di irresistibilmente stuzzicante e profumato.


Restringendo il campo a Montepulciano mi sono ritrovato a ripensare ad alcuni tratti
caratteristici del nostro carnevale, oggi anch’esso non più seguito come una volta, cui
verso la fine degli anni settanta ho assistito, con maschere, carri allegorici e sfilate
fino a piazza grande dove con un grande falò si bruciava “il fantoccio” imbottito con
festosi petardi scoppiettanti, come i nostri avi lo fecero molti secoli prima di noi.
Ricordo che era una bella usanza festeggiare per le strade della crocetta e del centro
storico con “schiumate” e botte da orbi con i manganelli di plastica che ad ogni colpo
fischiavano in modo grottesco. E poi coriandoli, stelle filanti e bombolette puzzolenti
che ci divertivamo a schiacciare vicino alle poche botteghe e ai folti gruppetti di
persone che affollavano il centro storico. La domenica di carnevale terminava con canti
e
danze al teatro poliziano nel mitico “veglioncino dei bambini” al quale prendevano parte
tutti i giovinetti della zona doverosamente accompagnati da genitori annoiati e stanchi.
Ma la mia curiosità mi ha spinto oltre il mio tempo e sono andato a farmi raccontare
dagli anziani, i quali mi hanno sonoramente rimproverato di voler mettere in difficoltà
la loro memoria, di come si svolgeva il carnevale ai loro tempi. Sono venuti alla luce
alcuni aspetti che mi hanno sorpreso e dei quali, probabilmente, anche molti dei lettori
non sono a conoscenza. Per esempio i grossi carri venivano prima costruiti nella
falegnameria di San Girolamo, per poi essere assemblati in piazza grande. Verso i primi
del novecento le allegre carrozze venivano trainate da buoi e, successivamente,
direttamente montati su vecchie “jeep willis” di guerresca memoria o su trattori
prestati
dai contadini, che pareva quasi che gli enormi carrozzoni allegorici si muovessero di
energia propria.


Alcuni poliziani ricordano addirittura che molti carriaggi a malapena passavano sotto
alle maestose porte di Montepulciano e su per il centro storico date le considerevoli
dimensioni. Il corteo era composto anche dalla banda musicale, dalle majorettes, da
saltimbanchi, giocolieri e da vari personaggi mascherati con grande ironia, con il
mattacchione di turno che seduto a cavalcioni su una botte di vino trasportata su di un
carretto fingeva di cibarsi, da un vaso da notte, di una sostanza rivoltante che poi
risultava essere semplice cioccolato!
I giovani dell’epoca si divertivano a distribuire farina dalle pompe del ramato o a
sbattere addosso ai malcapitati robuste aringhe intrise di farina che venivano
acquistate
all’uopo dai buontemponi.


Di grande ilarità risultava essere la lettura del testamento da parte di un grande
personaggio del bruscello, il Mence, che in piazze delle erbe, introdotto dalla
canzoncina della compagnia dei becchi “il carnevale è morto chi lo sotterrerà, la
compagnia dei becchi farà la carità”, si prendeva gioco delle persone che durante l’anno
erano state protagoniste di eventi ridicoli e simpatici.


Il gioco risultava buffo per chi ascoltava divertito, ma anche imbarazzante per gli
ignari protagonisti delle beffe; ma d’altronde si sà: “a carnevale ogni scherzo vale”.
Il
tempo di carnevale era insomma una grande festa che culminava in grandi abbuffate di
crogetti di varie dimensioni, annaffiati con il buon vinsanto che da sempre accompagna i
caratteristici dolci. Questa tradizionale festa popolare ha molte sfaccettature ed è per
questo che è arrivata fino a noi attraversando decine di secoli, ogni volta rinnovandosi
e rigenerandosi a secondo della situazione storico-politica del momento ed integrandosi
perfettamente negli usi e costumi in cui di anno in anno si è imbattuta.


Dunque, a Montepulciano come in altri luoghi, dobbiamo adoperarci affinché il
ventunesimo
secolo non venga ricordato come il definitivo declino di una antica tradizione che ha
dato gioia, divertimento e speranza di un futuro migliore ad intere generazioni di
uomini
e donne, ma come un secolo di rinnovato spirito nei confronti del carnevale, in modo che
il fantoccio che lo simboleggia continui a bruciare con i consueti crepitii che per
secoli ci hanno rallegrato.



Giuliano Lenni

Presidente della Confcommercio di Montepulciano e Pienza

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