Il Paese di Sant'Ilario - Rising colors / I colori della differenza

Gli studenti dell’ Artusi di Chianciano raccontano De Andrè
Curato e coordinato dall’Associazione “Il Grifo e il Leone” di Montepulciano

Il Paese di Sant'Ilario - Rising colors / I colori della differenza

“Il paese di Sant’Ilario” è uno dei percorsi del progetto “Rising colors / I colori della differenza”, curato e coordinato dall’Associazione “Il Grifo e il Leone” di Montepulciano, finanziato dal Fondo europeo per l’integrazione dei cittadini dei Paesi terzi e dal Ministero dell’Interno. E’ a pieno titolo inserito nel cartellone della quinta edizione del Mater Festival, diretto da Claudio Borgoni e coordinato da Valeria Bassi, grazie anche alla realizzazione di percorso di peer education fra giovani di diversa origine, focalizzato sulla condivisione ed integrazione attraverso l’attività creativa.


 



            Era il 1964 quando Fabrizio De Andrè ottenne la notorietà con “La canzone di Marinella” cantata da Mina.


            Molti dei suoi fan di oggi erano giovani – come giovane era lui – , molti non erano neanche nati. Di sicuro non erano nati gli studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore “Pellegrino Artusi” di Chianciano, che al CantinoneArte Teatri hanno dato vita ad un’originale ed emozionante lettura delle canzoni più celebri di De Andrè nello spettacolo “Il paese di Sant’Ilario”.


            I ragazzi, con l’attenta e partecipata cura di Alessandro Manzini, hanno immaginato un paese, Sant’Ilario appunto, abitato dai più celebri, inquieti e malinconici uomini e donne cantati dal “Faber”, che intrecciano le proprie esistenze le une alle altre, in un racconto fatto di passioni giovanili, di sogni, di speranze, di amore e di morte.


            Tutti bravi e credibili i numerosi attori, che si muovono su una scena scarna, ma facilmente immaginabile, con gesti semplici ed efficaci, che tradiscono a volte l’emozione del debutto, senza che questa sia di ostacolo a dimostrare efficacemente tutto l’impegno e la passione con la quale si sono preparati a questo appuntamento durante i mesi invernali.  


            Impegno e passione, ma sicuramente anche disciplina, che fanno di ogni sforzo a ben fare un contributo alla crescita individuale e collettiva, quella crescita individuale e collettiva che è obiettivo centrale della scuola, prima ancora della nozione e della formazione specifica.


            E’ per questo che non sorprende – non deve sorprendere – che un racconto così lirico sia narrato da studenti di un istituto “tecnico”, come l’Artusi: “poesia /
è il mondo l’umanità / la propria vita / fioriti dalla parola / la limpida meraviglia / di un delirante fermento
”, così scrive Ungaretti nella sua “Commiato”.


            La poesia è parola che fa fiorire gli uomini e il mondo; è una meraviglia che consente di guardare con occhi nuovi la realtà, soprattutto quando a scriverla sono ragazzi, anche se “aiutati”, o meglio “ispirati”, da un cantore straordinario della realtà quale fu, e continua ad essere, Fabrizio De Andrè.



 


 

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