Il Bruscello, 12-13-14-15 agosto a Montepulciano

“Buonasera signore e signori, benvenuti al nostro bruscello…”. Inizia con questa frase il Bruscello Poliziano, che va in scena senza sosta da 65 anni, all’ombra del maestoso Duomo di Piazza Grande. Infatti, è dal lontano 1939 che la Compagnia Popolare del Bruscello propone, nelle calde sere di mezza estate, questo classico spettacolo derivante dall’antica cultura contadina, la quale ci regala ...

Buonasera signore e signori, benvenuti
al nostro bruscello. Inizia con questa ormai celebre
frase il Bruscello Poliziano, che va in scena senza sosta
da 65 anni, allombra del maestoso Duomo di Piazza Grande.
Infatti, dal lontano 1939 che la Compagnia Popolare del
Bruscello propone, nelle calde sere di mezza estate, questo
classico spettacolo derivante dallantica cultura
contadina, la quale ci regala ancora una volta una
tradizione popolare che , di fatto, uno spaccato di vita
quotidiana dei tempi andati che, grazie allimpegno
costante dei bruscellanti, resiste ancora oggi viva e
lucida anche nella mente dei giovani, deputati a tramandare
ai posteri gesta e storie raccontate in versi di Pia dei
Tolomei, Margherita da Cortona, Ghino di Tacco, Giulietta e
Romeo, Il Poliziano, tanto per citarne alcuni, in un
intreccio damori, battaglie e leggende. Il termine
Bruscello deriva dalla trasformazione popolare della parola
arboscello, che era ed tuttora lelemento decorativo e
simbolico della rappresentazione. Il territorio di
Montepulciano da secoli una culla di tradizioni legate al
festeggiamento di ricorrenze particolarmente sentite dal
popolo e riconducibili alla vita terrena delluomo nella
sua campagna, da cui dipendevano stagione dopo stagione e,
proprio il Bruscello, forse la rappresentazione pi
sentita di quel tempo che fu.

Il Bruscello delle origini

Il Bruscello veniva cantato in momenti di svago, quando,
gruppi di giovani, in tempo di Quaresima o durante il
Carnevale, andavano di podere in podere, o agli incroci, o
sui sagrati delle chiese, dove si ritrovava la gente,
improvvisando scene guerresche o damore, che ammaliavano
tutti coloro che vi assistevano e che, dopo una scenetta
drammatica o divertente, donavano denari o vettovaglie con
le quali gli improvvisati e divertenti attori organizzavano
una grande festa finale. I vari personaggi che si
intersecavano nella storia, sia maschili che femminili,
erano interpretati da uomini, e i testi venivano cantati
con la evocativa musica dallorganetto, accompagnato dai
tamburi, violini, chitarre e flauti. I Bruscelli, che
andavano in scena principalmente nei giorni festivi,
vedevano i bruscellanti, arrivare in corteo al podere,
nella piazza principale del paese, sul sagrato della chiesa
o ad un incrocio, con in testa il Vecchio del Bruscello,
che portava larboscello, seguito dai musicisti. I
bruscellanti, disponendosi in semicerchio, cantavano in
coro e da soli secondo largomento. Dopo aver fatto
divertire tutti i convenuti con sberleffi e battute, o
averli commossi con storie tragiche, allombra
dellarboscello che drizzavano al centro, la compagnia si
trasferiva in un'altra sede con allegria e spensieratezza.
Le storie che venivano interpretate nel Bruscello erano
molto sentite dagli spettatori, che prendevano parte alla
recita imparando a memoria le frasi recitate dai bizzarri
attori, schierandosi a favore di un personaggio o di un
altro, favorendo di solito chi aveva subito il torto o
lingiustizia dallarrogante e potente signore.

Lo spopolamento delle campagne e levoluzione della
tradizione


Questo sistema di fare il Bruscello durato fino alla
fine degli anni 50, quando la Valdichiana rimasta orfana
delle grandi famiglie e dei molti abitanti che affollavano
i poderi, dopodich le tradizioni popolari sono scomparse o
hanno dovuto trasferirsi dentro le mura cittadine. Ci vale
solo in parte per il Bruscello poliziano, che
sopravvissuto allo spopolamento delle campagne per aver
compiuto una fondamentale operazione di avanguardia,
trasferendosi in Piazza Grande nel 1939 iniziando ad
evolversi e quindi continuando a vivere al di l della
scomparsa della tradizione; giungendo fino a noi mutato s
nella scenografia, nei costumi, per la presenza delle luci,
etc., ci fu necessario per andare incontro alle necessit
di un pubblico pi vasto ed esigente, diventando cos
spettacolo a volte epico, a volte drammatico, a volte
farsesco, con episodi creati dalla fantasia popolare o
realmente accaduti, attinenti alla storia o alla
letteratura, ma rimanendo comunque legato alla sostanza dei
temi che da sempre hanno alimentato la fantasia popolare e
che rimangono il vero amalgama della continuit della
tradizione popolare.

Don Marcello ed altri personaggi

Con il tempo, soprattutto per opera di don Marcello, i
testi si sono arricchiti di nuove storie e avvenimenti,
accompagnati dalla stessa musica costruita su motivi
tradizionali, una sorta di cantilena presente in tutte le
rappresentazioni popolari della Toscana e plasmabile sulle
varie interpretazioni a secondo dellinflessione della
voce, modulata ad arte dal cantastorie, dallo storico e
dagli attori a buon bisogno. Il sopra citato Vecchio del
Bruscello, che era il personaggio di spessore della
compagnia, portava larboscello e introduceva la storia
dando inizio alla rappresentazione, con il tempo stato
sostituito dal cantastorie e dallo storico che sono
divenuti i personaggi su cui ruota tutta la compagnia degli
attori e delle comparse. Il pi famoso cantastorie del
Bruscello Poliziano stato Arnaldo Crociani, conosciuto
con il soprannome di osso, un personaggio che ha segnato
in modo indelebile la storia del Bruscello, cos come lo
storico Alfiero Tarquini, che ha sostituito il babbo
Angiolino detto fagiolino, presente fin dalla prima
edizione. Un ricordo particolare va ad un grande
personaggio che la Compagnia del Bruscello incontr
arrivando nella piazza principale della citt: Fausto
Romani, meglio conosciuto come Mence, un baritono dallo
splendido timbro vocale che per lungo tempo stato il
protagonista maschile di tutti i Bruscelli, realizzando
anche le scenografie di molti allestimenti (cit. Mario
Morganti).

Franco Romani e il "Bertoldo"

La famiglia Romani, dopo il Mence, rimasta legata in modo
costante al Bruscello con suo nipote Franco, il pipas,
oggi regista, scenografo e dirigente della Compagnia.
Franco stato presidente dellIstituto Comunale di Musica
e del Cantiere Internazionale dArte di Montepulciano,
fondatore e direttore artistico dellArteatro Gruppo
lideatore del premio poliziano alla cultura Sganarello
doro ed autore di diversi spettacoli per bambini oltre
che del Bruscello del 1998, Del Pecora.
Questanno Franco diriger Bertoldo, una storia tra il
comico e il ridicolo interpretata dalla fantasia popolare
che con profonda saggezza, amore per la libert e spirito
ironico, rappresenta tutto il patrimonio popolare della
poesia giocosa cantata sotto forma di Bruscello e alla fine
dello spettacolo, il cantastorie congeder il pubblico,
come fa da sempre con la celebre strofa: Buonanotte, voi
gi che ascoltate, per questanno il Bruscello finito.
Grazie a tutti, signori, e scusate, se un p tardi vi mando
a dormir. Ecco termina il dramma ed il canto, che avr
fatto gioir pi d'un cuore; forse troppa la gioia, poco
il pianto ma la vita ch' fatta cos!.
Cos dicendo, far calare il sipario sullultimo spettacolo
andato in scena, dando spazio ai Bruscelli futuri, nel
segno della continuit e della storia della tradizione
popolare legata alla nostra terra e alla nostra
civilt.


di Giuliano
Lenni


Presidente dell'Associazione
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