Intervista ad A. Contucci

Sono quasi mille anni che la famiglia Contucci vive a Montepulciano e da altrettanto tempo produce vino. Festeggerà questo ragguardevole traguardo nel 2008 come dimostrano i documenti che Alamanno Contucci ogni tanto


Alamanno Contucci, l'ambasciatore del Vino Nobile di Montepulciano

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di Francesca Della Giovampaola


Sono quasi mille anni che la famiglia Contucci vive a Montepulciano e da altrettanto
tempo produce vino.
Festeggerà questo ragguardevole traguardo nel 2008 come dimostrano i documenti che
Alamanno Contucci ogni tanto consulta per il piacere di scoprire ad esempio che nel 1831
due suoi antenati, un omonimo e un certo Eustachio Contucci, si scambiavano lettere
preoccupate sul tempo e sulle produzioni agricole.
"Leggendole mi è sembrato di rivedere la cronaca di quest'anno" ci racconta nel suo
ufficio ricavato nella cantina di Palazzo Contucci in Piazza Grande dove invecchia i suoi
vini e gestisce le attività dell'azienda di famiglia.


Alamanno Contucci, il contemporaneo, aveva studiato per diventare ambasciatore, ma al
momento di partire capì che invece di andarsene in giro per il mondo preferiva restare a
Montepulciano ed aspettare che il mondo passasse di là. "Il mio caso è emblematico della
storia di famiglia. Avevo fatto studi completamente diversi da quelli di agronomia, ma ho
sentito il richiamo di questa terra come fosse scritto nel mio dna e ho scelto di
dedicarmi all'azienda come mio fratello". I suoi figli, Ginevra e Damiano, poco più che
ventenni e ancora impegnati negli studi, hanno già cominciato ad occuparsi dell'azienda
che oltre al vino produce un ottimo olio extra vergine d'oliva.


Il cognome Contucci è l'unico a Montepulciano ad aver attraversato indenne i secoli e ad
abitare ancora il palazzo omonimo. Ha superato le invasioni degli Unni e dei
Lanzichenecci, la prima guerra mondiale e la scomparsa della mezzadria. "Si vede che
siamo duri come il leccio" dice scherzando Contucci nel suo schietto dialetto poliziano
con il quale affascina i visitatori di Montepulciano raccontando la storia della
città. "Non dico mai balle, ma siccome sono campanilista mi piace enfatizzare i miei
racconti e - confessa - infiocchetto un po' la storia".


Così Alamanno Contucci, che preferì vigne, oliveti e campi di grano alla carriera
diplomatica, è divenuto l'ambasciatore di Montepulciano. Un ruolo che gli hanno
riconosciuto anche i suoi concittadini affidandogli la presidenza del Consorzio del Vino
Nobile e della Banca di Credito Cooperativo. Cosa le piace di questo lavoro? "La libertà
di stare in campagna senza essere sottoposto ad orari rigidi e poi la possibilità dei
contatti con le persone che ci vengono a trovare". E nel suo tempo libero cosa
fa? "Quando non mi occupo della mia azienda devo seguire le attività del Consorzio o
della Banca, in più faccio parte di molte associazioni legate alla città come gli amici
del museo, gli amici dell'istituto di musica e la contrada". In agosto, nei giorni della
festa per la corsa del Bravìo delle botti, non è difficile incontrarlo con il fazzoletto
bianco-rosso al collo, l'unica occasione in cui abbandona il suo ruolo di ambasciatore di
tutta Montepulciano e si schiera con i contradaioli di San Donato.


Ma veniamo al suo ruolo di agricoltore e di presidente del Consorzio del Vino Nobile,
com'è andata la vendemmia 2002? "Ci ha fatto preoccupare molto, ma in questi frangenti
non bisogna avere fretta ma avere, invece, la forza di lasciare l'uva nel vigneto. La
nostra raccolta è stata inferiore del 28% a quella dell'anno scorso. In generale è andata
meglio, nella nostra zona il calo è stato del 10-15%. Alla fine comunque non sarà
un'annata catastrofica, anzi i vini di fascia inferiore saranno migliori perché molte uve
riservate al Nobile saranno utilizzate per produrre Rosso". Ma insomma, dott. Contucci, è
vero che tra Nobile e Brunello c'è una gran rivalità? "Assolutamente no, il Consorzio del
Nobile è in contatto quasi giornaliero con i colleghi di Montalcino per organizzare
iniziative comuni. Per esempio abbiamo gestito insieme un'enoteca all'ultimo Salone del
Gusto di Torino. Nobile e Brunello sono prodotti di nicchia che convivono bene e unendo
le forze otteniamo risultati migliori".


Non mi dirà che sono buoni anche i rapporti con i produttori del Montepulciano di Molise
e Abruzzo? "Con il Montepulciano d'Abruzzo abbiamo avuto meno polemiche perché una legge
permetteva loro di avere quella denominazione che si riferisce al vitigno, mentre per il
caso del Molise esiste una normativa comunitaria del '93 che richiede per la
denominazione dei vini il riferimento geografico. Abbiamo fatto ricorso e ci hanno dato
ragione sia il Tar del Lazio sia il Consiglio di Stato. Quello che cerchiamo di far
capire ai nostri colleghi è che sono loro i primi a subire un danno preferendo il nome di
Montepulciano alla loro specificità geografica. Rischiano di incappare nella concorrenza
di vini prodotti in altre parti del mondo che utilizzano lo stesso vitigno". I vigneti
stanno sempre più guadagnando terreno nel paesaggio poliziano, non c'è il rischio di
esagerare? "Come dico sempre, la virtù sta nel mezzo. Il Consorzio insieme alla Provincia
di Siena prepara piani triennali di sviluppo. I 700 ettari a Nobile di 15 anni fa sono
diventati 850, ma una deroga europea a favore dell'imprenditoria giovanile ha sballato un
po' i nostri programmi e gli ettari nel 2004 saranno più di 1200. Per il Rosso
l'incremento è dovuto alla riconversione di alcuni vigneti che producevano Chianti e
Chianti Colli Senesi. Ma tutti gli aumenti sono assorbiti da mercato che è euforico".


La Cantina Contucci (www.contucci.it)
imbottiglia sei diversi vini, di cui tre Nobile, e
un vinsanto. Il suo Nobile annata '99 quest'anno ha conquistato la medaglia d'oro alla
Selezione del Sindaco, un importante premio dell'associazione Città del Vino. "Il nostro
Comune è quello che ha ricevuto il maggior numero di riconoscimenti tra tutti i municipi
italiani. Abbiamo portato a casa tre medaglie d'oro e una d'argento". Complimentandoci
salutiamo l'ambasciatore Contucci che diplomaticamente ci accompagna e poi rientra in
cantina a portare avanti il suo lavoro con tutta la perizia che mille anni di esperienza
gli consentono.

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